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Urgenze Giovedì, 24 Luglio 2008

Posted by Francesco in Pensieri Sparsi.
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Voglio andare in ferie.Ho sonno.

Possibilità Martedì, 15 Luglio 2008

Posted by Francesco in Pensieri Sparsi.
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Per due volte in un mese torno dalla Romania. Per due volte in questo mese torno da un paese molto povero dopo averlo girato in lungo e in largo, dopo avere osservato i volti ed ascoltato le parole, dopo aver mangiato il cibo e condiviso le abitudini. Torno qui e perdo l’ottimismo, torno qui e non sento più quell’aria di possibilità, la possibilità di crescere, di migliorare di poter fare, quell’aria che sembra si respiri ovunque fuori di qui. Ma non qui. Qui è tutto fermo, anzi no, forse ci muoviamo, ma in senso contrario.

Auspici Lunedì, 30 Giugno 2008

Posted by Francesco in Pensieri Sparsi.
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Un anno fa giorno più giorno meno, scrivevo di antichi luoghi rivisti in un film, due settimane fa sono tornato in quei luoghi. Un anno fa non sapevo ci sarei tornato, un anno fa non avrei potuto immaginare, neanche con la fantasia più fervida, le circostanze per cui ci sarei tornato. 6 mesi fa scrivevo di albe ed esseri complessi, di come l’ambizione alla felicità segua percorsi personali e di come ognuno cerchi la sua felicità. Oggi dopo 6 mesi, la mia vita è cambiata pur rimanendo simile, oggi sto meglio di 6 mesi fa e sto meravigliosamente rispetto ad un anno fa, eppure c’è qualcosa che mi sfugge…forse tra 6 mesi capirò…

Caldo Giovedì, 26 Giugno 2008

Posted by Francesco in Pensieri Sparsi.
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Non saprei cos’altro aggiungere…

Di nuovo… Domenica, 8 Giugno 2008

Posted by Francesco in Pensieri Sparsi.
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Transilvania arrivo…a venerdì

Appunto Venerdì, 30 Maggio 2008

Posted by Francesco in Aforismi e Citazioni.
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«Dicono che mi atteggio a guru ma mi limito a raccontare quello che vede tanta gente. È un momento di crisi generale, di grande tristezza. Certi giorni quando non ho una chitarra, mi sento inferocito davanti a questa valanga di ignoranza, di strumentalizzazione, di demagogia, di porcherie e di volgarità che viene fuori dalla tv, ma a volte anche da certi giornali: violenza e arroganza pagano sempre e se non avviene una mutazione genetica, l’umanità non ha grandi speranze»

Vasco Rossi

…Vasco chi? Venerdì, 30 Maggio 2008

Posted by Francesco in Pensieri Sparsi.
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Tanti anni fa era il 1986 il caro Sandrino venne da me e mi chiese se lo conoscevo io risposi di no e dentro di me albergava il pregiudizio del “drogato”, quello cantato in Fegato spappolato per capirci, sì perché all’epoca lui era quello drogato, credevo non fosse il caso di ascoltare “certa musica”. Per fortuna ero un bambino intelligente e anche un po’ attratto dal fascino del proibito, decisi di ascoltare quel drogato, la cassetta è ancora lì nel cassetto, perdonate il gioco di parole…tutti quelli che hanno varcato quella soglia, la soglia del pregiudizio sanno perché si ascolta Vasco, sanno cosa c’è dietro quell’aria un po’ stranita che fa dire a molti “sembra ubriaco”, Vasco non è ubriaco, è molto lucido al contrario e ha un dono che nessun altro ha: Vasco riesce a far stare dentro una piccola semplice frase un’infinità di concetti, di significati, di interpretazioni, ha il dono di una sintesi estrema, quasi magica. Vasco  non ha il bisogno di dire tutto, non usa tutte le parole disponibili, quella si chiama banalità, Vasco è un poeta nel vero senso della parola.  Dopo furono C’è chi dice no e Liberi…Liberi, il mio primo LP in assoluto, sì quei dischi in vinile che dopo poco scomparvero, e fu il mio primo concerto, palaeur giugno ‘89, con Sandrino ovviamente e con Roberto, c’era anche ieri Roberto e tutte le altre volte. Il momento del grande salto, dai palazzetti allo stadio, Fronte del Palco, luglio 1990, lo stadio Flaminio gremito e chi non salta è un argentino. Ma ci guardavano ancora con sospetto, Vasco non andava su raidue in prima serata, eravamo ancora drogati, tutti quanti, e sui giornali le recensioni dei concerti non parlavano di magia, ma dell’odore dell’hashish e delle gente che sveniva, e all’ingresso le transenne e i cancelli e la polizia, e i tappi delle bottiglie e gli zaini e ancora cancelli e le perquisizioni personali, il popolo rock era maltrattato, lo è ancora, da controlli vessatori e tuttavia ridicoli. Ora la minoranza è quella che è fuori dallo stadio, centomila, centoventimila, ogni appuntamento un bagno di folla, ora quando parte ‘La noia’ i ragazzini guardano e ascoltano, ma non cantano, non sanno cos’è, mentre chi ha superato i 30 urla incredulo il titolo della canzone alle prime note, come urlava allora in una sorta di rito collettivo…Per capire chi è Vasco occorre entrare in uno stadio, fermarsi al centro del prato e ascoltare, ascoltare lo stadio che freme, respira e canta, e guardare i volti trasfigurati dalla musica, impregnati dalle emozioni che quella musica tira fuori dal cuore e dalla testa. Chi non c’è mai stato non lo capisce, guarda Vasco e pensa sia ubriaco, lo ascolta cantare di sesso sulla poltrona di casa sua e pensa sia solo un vecchio un po’ rimbambito e un po’ maiale.

Ieri sera mentre ascoltavo Sally qualche lacrima è scesa giù, ieri sera mentre guardavo Ale, Brick e Tromba mi sono sentito a casa, adolescente, ancora una volta, e ho pensato a tutte le altre volte, camminando sotto la pioggia incessante ho guardato il popolo rock , ho guardato quelle decine di migliaia di persone, stanche e sorridenti, migliori almeno per tre ore…