Cominciamo bene…

arieccoci in ufficio, stamattina sono arrivato presto, alle 8 meno 10; come al solito accendo il pc e mentre si avvia vado a prendere il caffe’….ora non so voi…ma io al mattino ho bisogno di tranquillità, di silenzio…e invece…
e invece arriva lui che inizia a parlare ininterrottamente già alle 7,50 del mattino e nonostante voi mostriate indifferenza lui imperterrito continua…la giornata ormai è irrimediabilmente compromessa…poi c’è quello che fischia….non sopporto chi fischia mi suscita istinti omicidi…specialmente un certo modo di fischiare…non saprei definirlo ma mi infastidisce colpisce una zona del mio cervello che reagisce in maniera violenta…poi c’è quello che si “aggira” , perché non ha niente da fare e cammina sbattendo i tacchi…dovrei essere più tollerante lo so…ma immagino anche voi abbiate delle cose che vi fanno imbestialire o rabbrividire….

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3 comments so far

  1. Roberto on

    Ciao Reg,
    questa l’ho scritta per una mia amica qualche tempo fa, te la rigiro perchè potrebbe starci, boh… Scusa se la metto qui ma non conosco bene come funzionano i blog…fai tu….

    …E SARA’…

    e sarà un giorno,
    sarà un sole che non ti aspetti,
    e come un vento
    sarà un ritorno che non sospetti.

    o sarà un inverno,
    una pioggia a denti stretti,
    ed un sospiro,
    come tanti ne avevi fatti.

    e sarà una strada,
    o una scelta, comunque vada,
    o una confusione,
    o il sospetto di un’illusione,
    e saranno passi,
    un vento di sogni tra i sassi,
    e riprenderai la corsa,
    o una speranza che era persa,
    o cambierai sentiero,
    sperando sia quello vero.

    e sarà una notte
    tra lacrime, sospiri e ricordi
    che ti inghiotte
    e ti traghetta,
    che all’alba è ormai tardi

    e sarà cadere e rialzarsi
    e saranno parole e silenzi
    e sarà cercare e cercarsi
    e sarai tu che non cambi

    e sarà uno sguardo, un momento,
    un attesa e un rimpianto,
    e sarà buttarsi, o restare
    la paura rinnovata di amare,
    sarà uno sfogo straziante,
    e sarà condiviso finalmente,
    e sarà parlare e parlare
    dire e ascoltare.

    e sarà un prato o un mare
    che dovrai cercare,
    largo e smisurato,
    come gli intrecci del mondo
    e sarà il coraggio
    che dovrai ostentare
    davanti a chi
    un sorriso non sa ricambiare
    e sarà il tempo
    che ti farà rafforzare
    la speranza
    di continuare a pensare
    che ad amore
    risponde amore!

  2. alfaeomega on

    Grazie ro’ :)….mettila dove ti pare non è importante…grazie davvero…
    fra

  3. Serena on

    A volte la vita fa accadere cose strane, viandanti che per tanto tempo si sono fatti compagnia nel viaggio, ad un certo punto prendono strade diverse: una cercatrice d’oro si spinge nelle profondità della Terra e del suo io per trovare delle risposte, un osservatore cerca di evadere dalla gabbia che è dentro di sè.
    Anche io tempo fa ho scritto una cosa per un amico, anzi per alcuni amici e chissà che le strade dopo tanto vagare, non si incrocino di nuovo…

    La scala verso il Paradiso

    Scese le scale. Secondo piano sottoterra. Odore di muffa, freddo, umidità.
    Era ancora lì, il suo oceano di cemento, la sua città sommersa, custode di una realtà vera, diversa da quella che si trovava due piani più su. Nel silenzio ovattato del labirinto sotterraneo, intricato di grotte e rifugi, sentì provenire delle voci dall’ultimo antro a destra. Parte del popolo di quel mondo parallelo si era riunito per dare nuova linfa alla sua terra assetata. La porta dell’antro si chiuse alle loro spalle, lasciando fuori il resto.
    Si ritrovò in una specie di terra di confine, un “giardino che non c’è”, dove si sentiva al sicuro perché sapeva che, lì dentro, niente di male sarebbe mai potuto accadere. Si appoggiò al muro, morbido, avvolgente, su cui i suoni rimbalzavano e si propagavano con forza sempre maggiore. Guardava dritto davanti a sé, ma i suoi occhi fissavano un punto immaginario, andavano oltre il muro di gomma, all’infinito. Si abbandonò alla corrente, lasciandosi cullare dal flusso e reflusso delle Onde.
    D’un tratto non vide più nulla.
    Buio.
    Si immerse nelle profondità pelagiche, trattenendo il fiato. Il tappeto diventò sabbia sotto i suoi piedi, la musica ossigeno da respirare. I cinque sensi protesi a carpire i suoni, prima nel loro insieme, poi scomponendo il tutto, isolando ogni strumento: percepiva sulla pelle il tocco di ogni vibrazione; assaporava sul palato il gusto di ogni acuto, aspro e stridente; sentiva nelle narici il profumo dei medi, metallici e rassicuranti; nelle orecchie il propagarsi dei bassi, pieni, rotondi, che scaldavano l’anima; vedeva il colore della musica, sfaccettato, frantumato, come la vetrata gotica di una cattedrale che va in pezzi in un istante. Era energia allo stato puro, un’elettricità che dava la vita, mescolata, amalgamata ad arte per toccare le corde del cuore. Si aggrappò ad ogni nota, ogni singola nota vibrante nell’aria liquida, per lasciarsi accarezzare e poi scuotere e trasportare giù, sempre più giù, verso il Paradiso.
    Forse davvero l’istante prima di morire è il più dolce: non si oppone più resistenza, ci si lascia portare via dalla corrente. E in quel momento le sembrò di morire.
    Riemerse, dalle profondità dell’oceano e del proprio io, dopo un viaggio durato un istante o una vita: non avrebbe saputo dirlo. La spuma delle Onde ancora le accarezzava frizzante il viso. Restò un momento con gli occhi chiusi, perché nessuno si accorgesse di due lacrime che bussavano alle palpebre per uscire, per la commozione e la gioia, ancora una volta, come sempre, grazie alla musica.
    La porta dell’antro si riaprì sul mondo reale, reale ma non vero, non autentico.
    Ne uscì con un foglio tra le mani, il suo biglietto di andata per il prossimo viaggio, un appuntamento imminente, una nuova sfida.
    Salì le scale, quelle che l’avevano portata due piani sottoterra, giù, verso il Paradiso.


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