2 Novembre

Mi piace camminare da solo al cimitero. Non prendetemi per pazzo, ho iniziato a farlo nel 94 quando è morta mia nonna, prima di allora non ero mai andato da solo in un cimitero, ci ero andato sempre con qualcuno, senza una reale motivazione…dal 1994 invece ogni tanto sento il bisogno di andare….passeggio tra le tombe e passo a trovare i miei morti, quelli che sono dentro di me e che sono lì. Non provo tristezza, non provo angoscia, piuttosto provo un senso di protezione e tranquillità; è un modo per ridare il giusto peso alle cose. In un piccolo paese poi ti ricordi un sacco di nomi, un sacco di facce; quando eravamo bambini noi, le case erano tutte aperte, eravamo i figli e i nipoti di tutti…negli ultimi anni ci siamo trovati spesso a salutare i nostri morti, quelli che ci fanno essere chi siamo, quelli che ci portiamo dentro e che ritroviamo in certe espressioni, in certi modi di essere, nei nomi e nei soprannomi. Io ho la fortuna di avere i miei morti vicini e di poterli andare a trovare ogni tanto…

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4 comments so far

  1. Roberto on

    Io ho sempre la sensazione di non aver perso le persone a me care, che sono morte…
    Forse è una mia forma di difesa, un modo per non affrontare l’idea della morte come fine definitivo di ciò che sono ora, ma le persona che ho perso le sento sempre accanto a me, come se in qualche modo mi accompagnassero nella mia vita…
    Credo fermamente che, oltre al senso di abbandono, alla mancanza fisica, che perdere una persona possa portare con se, la disperazione, il chiedersi perchè questa persona sia morta alla fine abbia poco senso, o meglio sia in definitiva una forma di egoismo, legato all’imponderabile, al non conoscibile, al fatto che la nostra ragione non possa capire il perchè si debba morire, e questo ovviamente su un piano puramente emotivo…
    Questa forma di egoismo cerco di affrontarla continuando a sentire i miei cari con me, dentro di me, e trasportando all’esterno le cose importanti che mi hanno lasciato e che in un certo senso costituiscono anche la base del mio modo di vivere….
    L’altro ieri sono stato al cimitero americano a Nettuno, beh, è un’enorme parco con tante croci anonime, almeno finchè non ti avvicini, un enorme giradino in cui i morti americani riposano…
    Sarebbe possibile andare là a correre, a sdraiarsi sull’erba, a passegiare o semplicemente a trovare i propri cari in un atmosfera viva(passatemi il termine), di condivisione, nella sensazione di vivere quei momenti con i propri defunti…
    Un modo di celebrare la memoria e l’importanza dei propri cari che mi è piaciuto molto, che mi ha fatto stare bene, non mi ha dato la sensazione opprimente, pesante che spesso incontro nei nostri cimiteri(tralasciando l’opulenza e magnificienza di tutto ciò che è americano)…
    Una cosa americana che mi piace… (????), speriamo di non peggiorare….

  2. Federica on

    Mi associo al commento di Roberto: il cimitero americano di nettuno è bellissimo, sembra un parco naturale, un orto botanico e non un cimitero.
    Per quanto mi riguarda, anche io sento molto la presenza dei miei cari che non ci sono più, ma credo che questa mia sensazione dipenda dal fatto che non mi sono rassegnata a lasciarli andare.
    Forse dovrei liberarli una volta per tutte e non continuare a credere che siano ancora qui…

  3. fabrizio on

    …magari sono solo suggestioni,
    ma spesso ho l’impressione che qualcuno sposta le pedine nei giorni piu difficili e mi aiuta ad affrontarli…
    le facce cambiano secondo le situazioni,
    ma seppure non sono li ,so che sono dentro di me,
    per ogni mia debolezza da rivelare,
    per ogni mio momento da gioire,
    ogni qual volta devo ringraziare…

  4. Serena on

    C’è una persona la cui presenza avverto in modo costante, sebbene non ci sia più fisicamente da ormai diversi anni: il mio nonno materno. Avevo un rapporto speciale con lui, fatto di poche parole, molti sguardi e sensazioni. Ci somigliavamo in molte cose. Riguardando le foto di quando ero piccola, magari in braccio a lui, vedo il suo sguardo pieno d’amore per me, la sua prima nipotina, uno sguardo avvolgente, carico di dolcezza, allegria. Ci capivamo al volo, eravamo complici l’uno delle marachelle dell’altra e complici siamo stati anche nelle cose più serie e gravose. Avevo 11 anni quando è andato via e ancora oggi, 15 anni dopo, ricordo perfettamente tutto quanto ho pensato e detto nelle ultime ore prima della sua “partenza”. Ricordo il dolore lacerante provato e le strane sensazioni cha avvertivo attorno a me i primi tempi: come se lui fosse ancora lì e non trovasse la strada da percorrere, come se ci fosse qualcosa di irrisolto. Non so se è solo la mia suggestione, ma a volte mi sembra davvero di sentirlo vicino a me, di sentirlo entrare nei miei pensieri in punta di piedi. Mi manca perchè non lo posso “fisicamente” abbracciare, ma è come non se ne fosse mai andato….


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