Concetti smarriti

Dopo aver confessato il delitto di Lorena Cultraro, ha chiesto al giudice se poteva andare a casa. E’ accaduto nella caserma dei carabinieri di Niscemi, dove uno dei tre assassini, secondo quanto riporta il Giornale di Sicilia, aveva appena finito di raccontare agli investigatori e al magistrato l’orrore dell’omicidio. Quando ha finito avrebbe detto: “Signor giudice, le ho confessato tutto. Ora posso andare a casa?”. ( fonte http://www.ansa.it)

Da bambino ero terrorizzato dall’idea che i carabinieri potessero portarmi via e chiudermi in cella, sapevo che lo facevano solo con i cattivi, ma la percezione del quanto si dovesse essere cattivi per essere portati via non era del tutto chiara. Da bambino pensavo che per piccole marachelle si potesse rischiare di essere imprigionati di non vedere più i miei genitori e mia sorella e la mia casa. Da bambino sapevo cosa era bene e cosa era male, gli adulti intorno a me avevano creato un mondo di regole molto semplici un po’ brutali, in cui il mondo era diviso in due, come la lavagna in classe, i buoni di qua i cattivi di là. Da bambino sapevo bene cosa potevo e dovevo fare e cosa non potevo e non dovevo fare. Da bambino il mondo diviso in due mi veniva spiegato in termini di reciprocità :”ti piacerebbe se io facessi questo a te?”; da bambino la risposta evidentemente era no e da quel no derivava il concetto di giustizia, non tanto dalla paura dei carabinieri ma dalla consapevolezza che il male potesse colpire me e che non era affatto piacevole. Da bambino questi semplici concetti mi sono stati insegnati, perché era ovvio che da bambino io non potevo autoapprenderli, ora fanno parte di me.

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3 comments so far

  1. Paolo on

    Condivido Francè.
    Secondo me il punto è proprio questo, scremando e scremando ancora la questione, drammaticamente reale, è cosa viene insegnato? Ma per “insegnare” occorre avere una propria scala di valori…

  2. profema on

    I giovani sono nei miei occhi e nei miei pensieri. li vedo cambiare, sembrare sempre più forti ed essere sempre più fragili. Capisco che non è colpa loro, hanno perso le coordinate per capire cosa è buono e cosa è cattivo. Ma il caso al quale ti riferisci, esula anche da questo.

  3. rossana on

    La sensazione è di star crescendo un’umanità priva di umanità. Ridotte le coordinate bene/male, buono/cattivo, giusto/sbagliato a concetti privi di valore etico (e quindi formante il carattere di una società o di un popolo), tutto diventa possibile in quanto vale su tutto l’idea che a valere non è l’umano in me (e quindi il limite scritto nel mio nascere/morire, che mi chiede di darmi senso) ma l’idea di non aver limiti. E quindi di potere tutto. Molto tempo fa si parlava di alienazione, che è abdicazione al senso di sè. Oggi l’alienazione è talmente compiuta che non se ne parla, ci si limita a contarne i danni.


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