…Vasco chi?

Tanti anni fa era il 1986 il caro Sandrino venne da me e mi chiese se lo conoscevo io risposi di no e dentro di me albergava il pregiudizio del “drogato”, quello cantato in Fegato spappolato per capirci, sì perché all’epoca lui era quello drogato, credevo non fosse il caso di ascoltare “certa musica”. Per fortuna ero un bambino intelligente e anche un po’ attratto dal fascino del proibito, decisi di ascoltare quel drogato, la cassetta è ancora lì nel cassetto, perdonate il gioco di parole…tutti quelli che hanno varcato quella soglia, la soglia del pregiudizio sanno perché si ascolta Vasco, sanno cosa c’è dietro quell’aria un po’ stranita che fa dire a molti “sembra ubriaco”, Vasco non è ubriaco, è molto lucido al contrario e ha un dono che nessun altro ha: Vasco riesce a far stare dentro una piccola semplice frase un’infinità di concetti, di significati, di interpretazioni, ha il dono di una sintesi estrema, quasi magica. Vasco  non ha il bisogno di dire tutto, non usa tutte le parole disponibili, quella si chiama banalità, Vasco è un poeta nel vero senso della parola.  Dopo furono C’è chi dice no e Liberi…Liberi, il mio primo LP in assoluto, sì quei dischi in vinile che dopo poco scomparvero, e fu il mio primo concerto, palaeur giugno ’89, con Sandrino ovviamente e con Roberto, c’era anche ieri Roberto e tutte le altre volte. Il momento del grande salto, dai palazzetti allo stadio, Fronte del Palco, luglio 1990, lo stadio Flaminio gremito e chi non salta è un argentino. Ma ci guardavano ancora con sospetto, Vasco non andava su raidue in prima serata, eravamo ancora drogati, tutti quanti, e sui giornali le recensioni dei concerti non parlavano di magia, ma dell’odore dell’hashish e delle gente che sveniva, e all’ingresso le transenne e i cancelli e la polizia, e i tappi delle bottiglie e gli zaini e ancora cancelli e le perquisizioni personali, il popolo rock era maltrattato, lo è ancora, da controlli vessatori e tuttavia ridicoli. Ora la minoranza è quella che è fuori dallo stadio, centomila, centoventimila, ogni appuntamento un bagno di folla, ora quando parte ‘La noia’ i ragazzini guardano e ascoltano, ma non cantano, non sanno cos’è, mentre chi ha superato i 30 urla incredulo il titolo della canzone alle prime note, come urlava allora in una sorta di rito collettivo…Per capire chi è Vasco occorre entrare in uno stadio, fermarsi al centro del prato e ascoltare, ascoltare lo stadio che freme, respira e canta, e guardare i volti trasfigurati dalla musica, impregnati dalle emozioni che quella musica tira fuori dal cuore e dalla testa. Chi non c’è mai stato non lo capisce, guarda Vasco e pensa sia ubriaco, lo ascolta cantare di sesso sulla poltrona di casa sua e pensa sia solo un vecchio un po’ rimbambito e un po’ maiale.

Ieri sera mentre ascoltavo Sally qualche lacrima è scesa giù, ieri sera mentre guardavo Ale, Brick e Tromba mi sono sentito a casa, adolescente, ancora una volta, e ho pensato a tutte le altre volte, camminando sotto la pioggia incessante ho guardato il popolo rock , ho guardato quelle decine di migliaia di persone, stanche e sorridenti, migliori almeno per tre ore…

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