La riforma della scuola

Ieri si parlava in radio della riforma della scuola, il problema grande di cui dibattere era meramente economico: si discuteva se il sapone dovesse comprarlo la Gelmini o se dovessero portarselo da casa gli alunni. Prima parentesi : credo debba comprarlo la Gelmini, tuttavia ricordo che nella mia scuola elementare ogni bambino portava la sua saponetta (anni ’80-’85) e nella mia scuola media e superiore il sapone non l’ho mai visto, chiusa parentesi. Riflettevo quindi sul livello della scuola, sul concetto di dignità dei docenti e dei discenti e sulla dignità dei titoli di studio; riflettevo sullo scollamento scuola- lavoro, sull’incapacità di chi seleziona professionisti, non dico di conoscere, ma almeno di immaginare le diverse professionalità e competenze che gli si presentano davanti. Pensavo a come la tendenza imperante all’omologazione confonde le cose e rende tutto indistinguibile e tutti carne da macello siano essi dei geniali ricercatori, dei geniali operai, dei geniali criminali. E’ tutto uguale.

Credo che la crisi della scuola non sia economica ma sia una crisi concettuale, la crisi è sociale. La scuola non insegna più niente: non insegna il senso critico, non insegna l’amore della scoperta, non insegna il miglioramento, non insegna il rispetto delle regole, non insegna il sapere di non sapere, non insegna la sana competitività, non insegna il merito. E questo non è colpa (solo) della Gelmini che taglia i fondi e i le cattedre.

Io ho studiato in una scuola elementare con maestro unico, mi portavo il sapone da casa e se mancavo da scuola per il 25% del tempo quasi sicuramente mi bocciavano; ho studiato in un liceo parzialmente inagibile, in classi da 30 alunni, senza l’inglese e l’informatica; mi sono laureato in una università piena di baroni, sovraffollata e fatiscente. Sono come uno studente di oggi. Io ne sono uscito bene perché sul mio cammino ho incontrato (pochi) insegnanti che nonostante tutto mi hanno insegnato, e che prima di insegnarmi le tabelline e le declinazioni e la perifrastica passiva mi hanno insegnato l’educazione, il rispetto e l’amore per la conoscenza. Io ce l’ho fatta perché a fianco dei miei insegnanti c’erano i miei genitori, i loro amici, i miei nonni, i vicini di casa, erano tutti coerenti, tutti i vecchi contro tutti i giovani. Anche se votavano ognuno un partito diverso c’era qualcosa che li univa e che ora non vedo più, non in Italia. Io sono stato fortunato nonostante i Gentile,le Falcucci, le Rose Russo Jervolino, i Berlinguer, le Moratti e tutte le loro formule tutte ugualmente ‘epocali’ e tutte ugualmente discutibili.

Pensavo quindi di comunicare al mondo questo concetto rendendomi però conto di quanto sia difficile trasmettere la propria esperienza al mondo. Fortunamente oggi ho trovato questo annuncio di lavoro che sintetizza perfettamente la situazione attuale, anche se non sarà immediatamente chiara a tutti, anzi a qualcuno questo annuncio sembrerà ‘normale’, condivisibile, ineccepibile. Per quanto non abbia mai amato il concetto di ingegnere gestionale, esprimo estrema solidarietà a tutti coloro che avessero intrapreso questa carriera. Questo è oggi il nostro paese.

Per importante azienda cliente operante nel settore chimico-farmaceutico ricerchiamo una risorsa laureata in Ingegneria Gestionale da inserire nella funzione Risorse Umane. Il/La candidato/a in affiancamento all’HR Manager di riferimento, sarà di supporto nella gestione di tutte le attività di HR: gestione del personale, ricerca e selezione, buste paga.Competenze richieste: maturata esperienza pregressa nella mansione e nel settore chimico farmaceutico; Laurea in Ingegneria Gestionale o formazione equivalente; ottimo inglese. Si offre contratto a tempo determinato full time.

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