Archive for giugno 2012|Monthly archive page

I’m an alien

A volte me lo chiedo anche io che senso ha tutto questo. Un baco nel software, condizionare l’aria, mettere in piedi una multinazionale, vendere quadri di Gesù.

Wishful thinking

La parola di oggi è in realtà un’espressione in lingua inglese che tradurrei con “illudersi”. Wishful thinking indica un modo di pensare basato non sull’esperienza e sull’analisi oggettiva dei fatti, ma sui propri desideri: siccome a me piacerebbe che fosse così piego la realtà  a questo mio desiderio. A volte questo modo di pensare può aiutare, perché sgombera il campo dalla negatività  e lascia spazio solo alla visione positiva, a lungo termine però si finisce per perdere la percezione della realtà e soprattutto si rischia un brusco risveglio quando ci si accorge che quello che si pensava vero non lo è.

PS per i lettori più attenti questo post è frutto di riflessioni lavorative, non personali 🙂

Diddielle

Forse dal 2013 chi ha condanne definitive non potrà più rappresentarmi in parlamento, ne’ in un governo. Forse dal 2013, ma forse no, forse dal 2018, dipende se fanno in tempo. Sì perché è una decisione complicata, ci hanno messo ben 3 mesi per partorire il decreto che sancirebbe un principio piuttosto evidente, direi banale addirittura, che io mi sarei aspettato che fosse già sancito da una qualche legge, un principio che all’estero immagino sia evidente a tutti. In Italia no.

Non parlano nemmeno la nostra lingua

Giorni fa guardavo in tv uno di quei programmi su un occidentale qualunque che come lavoro va in giro per il mondo a raccontarci la sua visione di paesi lontani, la cucina, la cultura, le “stranezze”. Uno di questi a un certo punto perso in non so quale paese del sud est asiatico pronuncia con sincero stupore la frase del titolo: “Molti non parlano nemmeno la nostra lingua!!”. Accidenti penso io (in realtà ho esclamato un sonoro magraziealcazzo!). Poi ho riflettuto 5 minuti sull’idiozia dell’uomo occidentale. Poi ho cenato.

Ortodonzia

Nel lungo periodo siamo tutti morti – “A tract of monetary reform” John Maynard Keynes

E se domani…

Un terremoto distruggesse tutto ciò che hai? Periodicamente di fronte alla tragedia ci ripetiamo che dobbiamo smettere di pensare di essere immortali, che dobbiamo vivere il presente, il qui e l’oggi. Che dobbiamo cogliere l’attimo e che già Orazio ce lo diceva, che non dobbiamo vivere proiettati nel futuro, che per definizione è incerto. Ci ripetiamo tutto questo, e ci proviamo seriamente a mantenere il proposito e poi, dopo poco, veniamo di nuovo ingoiati dal gorgo delle cose inutili dietro alle quali ogni giorno ci affanniamo.

Era una gioia appiccare il fuoco.

Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l’albero o il fiore che abbiamo piantato, noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualche cosa da ciò che era prima in qualcos’altro che porti poi la nostra impronta. La differenza tra l’uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere sta nel tocco, diceva. Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, su quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta una vita.( Fahrenheit 451)

Ray Bradbury 22/8/1920-5/6/2012