Islamabad AD 2014

A pochi metri una dall’altra due torri si guardano.

La torre bianca serve per comunicare, per chiamarsi, per scriversi messaggi, per pubblicare questa foto o scrivere banalità come queste. La renderemo più efficiente, la renderemo migliore, per chiamare meglio, per pubblicare meglio, per sprecare meno soldi di quanti non ne sprechiamo già per scrivere banalità come queste.
Una grande conquista.
La torre nera è il camino di una fornace, ci cuociono i mattoni per costruire la città.
Un metodo antico: terra, acqua, mani, sole, forno. Impastano fango, ogni giorno, per fabbricare mattoni, li caricano in spalla
in contenitori improvvisati, risalgono la cava di fango, creata scavando con le mani, per giorni, per anni.
Risalgono la fossa coi mattoni in spalla fino a raggiungere l’asino che li trasporterà qualche metro più avanti.
Impastano mattoni. Caricano mattoni.
Per costruire case dove non vivono, la loro casa è lì tra la cava e la torre bianca a pochi metri, ed è fatta di fango e paglia.
Mi guardano curiosi, non capiscono da dove viene l’uomo che esce dalla torre bianca, cosa fa, perché lo fa, loro impastano mattoni e li caricano in spalla.
Mi guardano curiosi, li saluto, un gesto stupido per dissimulare quello che mi squarcia dentro.

Senza rispondere al mio saluto i bambini proseguono per la loro strada verso un nuovo carico di mattoni.

2_torri

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