Brainleaks

Giornalisti radiofonici: “la CIA controllava i computer, in un mese ha controllato 60 miliardi di dati (!!)”. Il candidato descriva il concetto di unità di misura e la sua utilità nel descrivere la realtà.

Coraggio

We choose to go to the moon in this decade and do the other things, not because they are easy, but because they are hard, because that goal will serve to organize and measure the best of our energies and skills, because that challenge is one that we are willing to accept, one we are unwilling to postpone, and one which we intend to win, and the others, too.

J.F.Kennedy – 1962

Rumore

Odio chi fischia. Non è un semplice fastidio, come quello che genera il gesso sulla lavagna, è un istinto assassino. Quando qualcuno fischia,  nel mio cervello prende vita un istinto omicida irrefrenabile, solo le convenzioni sociali mi impediscono di saltargli al collo e spaccargli la faccia. Non scherzo. Da sempre sono fortemente intollerante al fischio, non so perché, dovrei forse chiedere a un medico, a uno psichiatra, non so, è una cosa insopprimibile. Questa idiosincrasia si inserisce in un contesto generale di scarsa tolleranza del rumore, specie se non necessario, ma si caratterizza per la reazione violenta che genera in me. Se qualcuno ha una spiegazione o una terapia mi aiuti.

Sed fugit interea fugit irreparabile tempus *

Riflessione ormai banale, quella sul tempo che fugge, è evidente: il tempo passa velocemente. Più il tempo passa più la proiezione della nostra immaginazione si accorcia, da bambini il nostro orizzonte temporale era infinito, crescendo l’infinito si va avvicinando e la sensazione di non avere tempo si fa sempre più opprimente. Intanto la vita va avanti, le cose cambiano, le persone passano, e dentro senti sempre te. Sei tu, da sempre, fatichi molto a riconoscere i cambiamenti che vedi fuori; eppure fuori è tutto diverso. Ma dentro no. Dentro rimani il te di 5 anni, il te di 16 anni, il te di 18, un po’ meno il te di 24, per niente il te di 25. Sì perché poi nell’essere te alcuni momenti hanno lasciato impresse immagini più forti, alcuni istanti ti hanno insegnato concetti indelebili, altri non hanno lasciato traccia. Ma non hai modo di ricordarti il prima e il dopo non riesci a ricordarti come eri prima e come sei adesso. Sei tu. Uguale, da sempre.

*Virgilio – Georgiche, III, 284

Ciò che deve accadere accade

Ci sono momenti nella vita in cui senti il bisogno di un cambiamento. Alcune cose che ti circondano, che non sono poi così terribili per un occhio esterno, ti stanno strette, come quando indossi un vestito in cui non ti senti più a tuo agio. Anche se qualcuno intorno ti dice che ti sta benissimo. In quei momenti non hai ben chiaro in testa cosa vorresti e razionalmente potresti anche ripensarci, potresti stare dove stai, essere ciò che sei, potresti anche assecondare la resistenza al cambiamento che alla fine è comoda. Ma il malessere è più forte e allora cerchi un’occasione che ti permetta di tornare a respirare, di nuovo.

Informazione

La parola di oggi è informazione. L’ informazione è qualcosa che aumenta la conoscenza di chi la riceve. L’informazione risiede nell’incremento di certezza o, come teorizza l’omonima teoria, nella diminuzione dell’incertezza associata alla trasmissione di un simbolo. Io trasmetto un simbolo, se chi lo riceve è molto sorpreso da ciò che riceve, perché non se lo aspettava allora ho trasmesso molta informazione, viceversa anche se ho trasmesso un simbolo fichissimo, ma chi lo riceve se lo aspettava, beh l’informazione trasmessa è circa zero. Per esteso potremmo dire che informazione è il contrario di banalità. Potremmo poi dilungarci sulla codifica dei simboli cioè sul linguaggio e sulla percezione. Ma non ne ho voglia. Chi vuole informare non sia banale.

Asocial

Più prende piede la mitologia della rete, più l’accesso ai social media si va massificando, più la mia misantropia aumenta. E’ inevitabile.